Sonia Alfano

Tra il 2015 e il 2020, in Italia, vi sarà il picco massimo dei morti per amianto. Lo raccontano i dati forniti dall’Istituto superiore della Sanità: sono estremamente preoccupanti, soprattutto se si pensa alle migliaia di vittime per patologie asbesto-correlate. L’amianto è stato “messo al bando” – pur se con colpevoli ritardi da parte dell’Italia – ormai da un ventennio. Eppure è un problema assolutamente attuale in quanto, secondo il realistico quadro disegnato dall’Osservatorio Nazionale Amianto, avvelena gli studenti, gli insegnanti e il personale di almeno 2400 scuole ed è presente in numerose altre strutture pubbliche (una recente denuncia riguarda la caserma della Guardia di Finanza “Cefalonia Corfù” di Roma). Per non pensare a tutto l’amianto sparso sul territorio italiano, il cui smaltimento illecito rappresenta un vero e proprio business per le ecomafie. E’ evidente quindi l’inadeguatezza dell’Italia di fronte ad una questione gravissima che riguarda innanzitutto la salute dei cittadini: sostanzialmente non esiste un piano di intervento concreto per la mappatura e le bonifiche ambientali e sanitarie. Vi sono notevoli difformità da Regione a Regione. Peraltro, sono indubbie anche le mancanze dello Stato nei confronti degli esposti e degli ex esposti alla fibra killer: dal sostegno all’assistenza, per finire con i benefici previdenziali. Tutto assolutamente insufficiente, vista la dimensione del problema. Per questo ho interrogato la Commissione Europea.
Si parla tanto di far ripartire l’economia. Perché, piuttosto che pensare al TAV, non viene programmato e incentivato un trasparente piano di bonifica nazionale? Rappresenterebbe un vero e proprio investimento pubblico il cui risultato nel medio-lungo periodo sarebbe incommensurabile: la vita e la salute dei nostri figli e delle generazioni future.

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