Sonia Alfano

Poco prima della pausa estiva, ho interrogato la Commissione Europea a proposito di uno schema di regolamento italiano cofirmato dai ministri Clini e Passera, finalizzato a gestire le terre e rocce da scavo provenienti dalla grandi opere come meri“sottoprodotti” riciclabili (abbattendo i costi per le aziende a scapito della sicurezza ambientale e della salute dei cittadini e a tutto vantaggio delle mafie e degli smaltimenti e traffici illegali di rifiuti).

Secondo le istituzioni e la stampa, la bozza di regolamento sottoposta al vaglio della Commissione Europea si sarebbe dovuta ritenere conforme alla legislazione ambientale UE con silenzio assenso, trascorsi 90 giorni dal deposito della stessa.

L’Associazione Idra di Firenze, che ha scritto per prima alla Commissione Europea e che sto affiancando in questa battaglia che va ben oltre i confini toscani, ha però ricevuto una risposta ben diversa da Bruxelles rispetto a quanto circolato nella stampa (e non solo). La bozza di regolamento non ha ricevuto alcuna forma di avallo da parte dei servizi della Commissione Europea. Una buona notizia dall’unica fonte attendibile, a differenza di chi – stampa, politica e Ferrovie dello Stato – millanta la conoscenza di decisioni e procedure europee inesistenti (qui il comunicato dell’Associazione Idra). Intanto, restiamo in attesa della risposta alla mia interrogazione.

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