Sonia Alfano

Il Tav non è un problema tutto piemontese. Anche a Firenze c’è una battaglia da portare avanti. Noi, dall’Europa, la stiamo facendo insieme all’Associazione Idra, che si occupa di promozione e tutela del patrimonio ambientale e culturale. Risulta evidente, leggendo le circostanziate osservazioni dell’associazione inviate al Commissario Potočnik circa una settimana fa, che da tempo in Italia si tenta di escludere dalla nozione di rifiuto le terre e rocce da scavo e matrici di riporto, pur se fortemente contaminate, e di derubricarle a “sottoprodotti” riciclabili (in contrasto con quanto fissato dalle direttive europee). In questa maniera tali materiali diverrebbero facilmente oggetto di smaltimenti inadeguati e dannosi per la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. Non sono da escludere, peraltro, come emerge dal rapporto Ecomafia 2012 diLegambiente, forti interessi da parte della criminalità organizzata mafiosa a questo genere di attività. Attualmente la Commissione Europea sta analizzando il decreto del governo italiano col quale si cerca di facilitare la costruzione di grandi opere, escludendo qualsiasi tutela e controllo ambientale. Danni ambientali e mafie a tutti i costi. Per questo ho presentato un’interrogazione prioritaria alla Commissione, nel tentativo di fare pressione affinchè, come già accaduto nel 2007, il decreto venga bloccato per violazione delle direttive europee. Un primissimo impatto di questo decreto si avrebbe nell’ambito dei cantieri TAV di Firenze dove i rischi ambientali e le incertezze, ancora oggi, a un soffio dal presunto inizio dei lavori, caratterizzano gli scenari di trasporto e smaltimento dei materiali di scavo e delle eventuali sostanze inquinanti presenti.

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