Immigrazione: l’UE deve tutelare i diritti fondamentali
July 17, 2012
Quando si parla di protezione dei migranti e tutela dei diritti fondamentali, si rischia di essere impopolari. Da diversi anni sul “contenimento” dei flussi migratori e su un approccio xenofobo diversi partiti hanno costruito i loro successi, cavalcando demagogicamente le paure della popolazione. La politica ha invece il dovere di prestare maggiore attenzione nei confronti delle tantissime persone che diventano periodicamente protagoniste involontarie di invisibili trafiletti sui giornali. Non ci si può disinteressare del destino di uomini, donne e bambini indifesi di fronte alla violenza.
A me interessa di Sahel Ibrahim, un ragazzo somalo di 26 anni, oggi traduttore per Human Rights Watch, che il 20 giugno scorso ha subito una violenta aggressione nel pieno centro di Atene: 5 vigliacchi lo hanno massacrato a colpi di mazza. Mi interessa di Razia Sharife, una madre afgana che vive da sola con tre bambini al piano terra di una modestissima casa della capitale ellenica, presa d’assalto per ben 5 volte da squadroni punitivi che circolano indisturbati in pieno centro città.
La Grecia di questi tempi è diventata il far west. La crisi economica ha trasformato la culla della civiltà in una terra di nessuno, dove gli scagnozzi di Alba dorata, un partito di estrema destra che ha imparato a utilizzare la retorica nazionalistica per raccogliere consensi, si comportano come veri e propri squadroni nazisti. La Grecia sembra oramai essere diventata l’Afghanistan dei Talebani, tristemente descritta nei romanzi di Hosseini. Ma la Grecia non è l’Afghanistan. La Grecia è un Paese sotto l’egida dell’Unione europea e non è ammissibile che si compiano tali scempi, sotto l’occhio accondiscendente e fintamente ignaro della polizia. Dov’è l’Europa, in questi casi? A cosa serve l’arsenale giuridico e legislativo di cui disponiamo a tutela dei diritti fondamentali, quando poi si viola il fondamento stesso della nostra Carta europea, ovvero la dignità della persona? Non fare nulla significa rendersi complici di un crimine contro gli uomini. E la crisi economica non è una giustificazione plausibile.
In un centro di detenzione a Malta le percosse inflitte hanno avuto conseguenze ben più gravi. Se Ibrahim in Grecia se l’è cavata con un braccio rotto, a Malta Mamadou Kamara si è spento per sempre. Mamadou era fuggito da un centro di accoglienza nell’agosto del 2009. Il 29 giugno scorso, avendo bisogno di cure mediche, si era rivolto al personale di una clinica maltese, che lo aveva denunciato alla polizia decretando la sua condanna a morte. I poliziotti lo hanno prelevato e massacrato di botte. Non starò qui ad approfondire la mia indignazione e il mio sgomento nei confronti di un’autorità pubblica che si sveste del suo ruolo di tutore della legge e indossa i panni dei criminali che dovrebbe perseguire. Vorrei però che questo episodio, che purtroppo è solo l’ultimo di una lunga serie, diventasse motivo di riflessione sull’opportunità di detenere dei richiedenti asilo – che non sono dei criminali – e porre fine al triste e fuorviante binomio immigrazione/criminalità.
Per concludere il quadro: è di qualche giorno fa la notizia di 54 migranti provenienti dalla Libia e morti nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Italia. Questa è un’ulteriore prova che l’UE deve agire e lo deve fare in fretta, nel rispetto dei diritti della persona.
Sono attualmente in corso le discussioni su EUROSUR, un sistema europeo di controllo alle frontiere, che dovrebbe avere come obiettivo finale il contenimento delle morti in mare. Io, a dire il vero, sono un po’ preoccupata. Organizzazioni della società civile come Enar, AEDH, Picum, EMHRN e JRS, hanno già lanciato il loro grido di allarme. La proposta della Commissione non approfondisce minimamente la protezione dei diritti fondamentali. Le associazioni a difesa dei diritti dei migranti avvertono: chiudere una porta significa mettere la gente nelle condizioni di sperimentare rotte più pericolose.
Spero che, nel momento di prendere una decisione al riguardo, i miei colleghi al Parlamento europeo e i ministri che siedono al Consiglio abbiano bene in mente che si tratta di vite umane e che bisogna smettere di agire in nome di presunti interessi superiori degli Stati Membri. Siamo tutti responsabili e non dovremmo mai dimenticarlo.
Author : Sonia Alfano MEP
